impatti e rischi

Sì. Il progetto deve essere sottoposto a Valutazione d’Impatto Ambientale con lo scopo di individuare, descrivere e valutare, in via preventiva, gli effetti sull’ambiente, sulla salute e sul benessere umano.

Solo in caso di esito positivo di tale procedimento, il progetto potrà essere valutato per tutti gli altri aspetti di conformità tecnico - legale e poi eventualmente approvato.

Va considerato che la Norma (D.Lgs. 16 giugno 2017 n.104) che verrà applicata per la valutazione ambientale di questo progettoè molto recente e tiene conto, non solo dell’evoluzione normativa europea (molto rigida e cautelativa) applicata in tutti gli stati membri, ma anche delle esperienze maturate nel tempo su progetti già approvati. L’aggiornamento entrato in vigore nel luglio 2017 ha infatti perseguito l’obiettivo di rendere più efficenti le procedure, d’innalzare i livelli di tutela ambientale, e di contribuire alla crescita sostenibile del paese.

Tutte le scelte - progettuali e gestionali - sono state dettate dall’esigenza di garantire condizioni ambientali dell’area coerenti con l’obiettivo di utilizzo del sito a fini turistici. Quindi le soluzioni adottate non sono limitate a soddisfare le condizioni previste dalle norme di legge, ma sono oltremodo più cautelative a tutela dell’investimento necessario per la valorizzazione dell’area.

Assolutamente no.

I teli in HDPE (cioè polietilene ad alta densità) sono perfettamente impermeabili, ma soggetti ad un possibile deterioramento naturale nel tempo per cui - dopo circa 70/100 anni 1 - possono progressivamente ridurre le loro prestazioni. Ma la funzione del telo in questo progetto non è quella di garantire la protezione del suolo ma se mai di ottenere un efficace raccolta e scorrimento (effetto tubo di plastica) delle acque che entrano (e percolano) nell’area, verso i punti di estrazione del percolato 2.

Il telo - scelto per questo progetto - ha uno spessore di 2,5 mm che corrisponde a uno dei massimi valori utilizzabili (il minimo è 1 mm). 

Il telo è comunque posizionato su un fondo impermeabile di materiale non deteriorabile (argilla e materassino bentonitico) che da solo garantisce la totale protezione del sottosuolo. 

Le norma di riferimento per la progettazione è considerata dal legislatore stesso una BAT (Best Available Techniques) ossia la migliore tecnologia applicabile.

Ma a tutela dell’investimento programmato e della volontà di riqualificare il sito per il suo riutilizzo, il progetto ha adottato soluzioni di sicurezza e prevenzione molto superiori a quelle stabilite dalla suddeta norma (BAT). Nello specifico caso dell’impermeabilizzazione, il sito risulta quasi 10 volte più sicuro. 

Una recentissima norma regionale (Deliberazione della Giunta Regionale del Piemonte 2 febbraio 2018, n. 12-6441) individuando le aree di ricarica (per uso potabile) degli acquiferi profondi ha, in alcune di esse vietato la realizzazione di discariche, in altre ha imposto delle regole costruttive aggiuntive per scongiurare ogni rischio. 

Il sito in questione NON rientra nelle aree di ricarica degli acquiferi ma il progetto soddisfa ampiamente anche tali requisiti supplementari.

Si precisa che nonostante i livelli di sicurezza adottati, è stato - per scelta - escluso (e quindi vietato) l’utilizzo di rifiuti pericolosi, di rifiuti industriali, di rifiuti urbani putrescibili. Il conferimento di rifiuti per colmare i vuoti di cava e dare una nuova forma all’area, è limitato all’utilizzo di sole 10 tipologie di scarti non recuperabili ben identificati per caratteristiche e provenienza.

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Fonte:Geomembrane Lifetime Prediction: Unexposed and Exposed Conditions - Original: June 7, 2005 Updated: February 8, 2011by Robert M. Koerner, Y. Grace Hsuan and George R. Koerner Geosynthetic Institute 475 Kedron Avenue Folsom, PA 19033 USA 
Il percolato - in questo caso e viste le tipologie di rifiuti - è essenzialmente generato dalla pioggia che verrà immediatamente prelevata (meno resta a contatto con i rifiuti meno si sporca) ed inviata agli impianti di depurazione. 

Il Progetto è conforme al PAI (Piano Assetto Idrogeologico).

Inoltre gli studi dell'AIPO (Agenzia Interregionale del Fiume Po) - puntuali e molto aggiornati dimostrano che le aree interessate dal progetto non sono esondabili.

Peraltro la questione era stata valutata - da tecnici esperti -già nella fase di studio preliminare di fattibilità dell'iniziativa. Se le aree fossero esondabili il proponente non avrebbe certamente investito denaro nell’elaborazione di un progetto non approvabile. 

Anche se si ripetessero tali eventi quest’area non verrebbe esondata. 

Lo attestano non solo gli studi compiuti dalle autorità preposte, ma lo dimostrano anche i fatti. E in particolare:

  • nel 1977 l’area dell’Alessandrino era stata interessata da un evento alluvionale, che risulta essere tra i più gravosi che abbiano coinvolto il Torrente Orba. Dall’analisi dei dati pluviometrici, si rileva che la stazione meteorologica di Rossiglione aveva registrato una precipitazione giornaliera di 340 mm;
  • le condizioni dell’alveo dell’Orba, nel tratto prospicente l’area di progetto, dal 1977 a oggi sono sensibilmente cambiate. In particolare l’alveo prospiciente l’area interessata dal progetto, risulta ribassato di circa 2-3 metri. La sezione d’alveo consente quindi il deflusso di piene conseguenti a eventi pluviometrici analoghi (o superiori) a quelli del 1977;
  • nel 2011 la stazione meteorologica di Rossiglione ha registrato una precipitazione giornaliera di 366 mm. Quest’ultimo evento, più gravoso di quello del 1977 in quanto caratterizzato da ben maggiore entità di precipitazioni, si è manifestato senza che fenomeni esondativi abbiano coinvolto l’area di interesse del progetto.

Nessun’opera può essere approvata senza che ne venga accertata l’idoneità anche sotto il profilo del rischio di inondazioni. 

Tale aspetto è fondamentale anche a tutela dei capitali che dovranno essere investiti e a salvaguardia delle opere d’importante valore economico previste per la riqualificazione delle aree. 

Non verrà realizzata nessuna montagna di rifiuti. 

Le forme dell’area - nel suo assetto finale - sono semi-pianeggianti, con un dolce declivio verso il perimetro per favorire il deflusso e la regimazione delle acque piovane che scorreranno sopra i prati e le aree boscate.

Nei punti più alti l’altezza delle aree sistemate (non solo con i rifiuti già scelti e selezionati allo scopo, ma anche con terreno vegetale) varierà da 4 a 8 metri. Ma solo in punto - limitato ad estensione di 1.000 metri quadrati (pari a quella di un campo da calcetto!) - il terreno si alzerà di 8 metri rispetto all’attuale piano di campagna. Stante l’estensione dell’area complessiva sistemata a parco (35 ha), tale altezza sarà percepita in modo irrilevante; anche per gli sguardi più attenti tale percezione sarà completamente annullata per effetto delle opere di ripristino vegetazionale previste a progetto.

E tale punto rappresenterà il “Monviso” nell’ideato percorso del parco Minipò.

La morfologia e il ripristino vegetazionale finale sono stati progettati per garantire un inserimento paesaggistico che non solo sia sostenibile ma anche piacevole; in assenza di tali requisiti il progetto non potrebbe essere approvato.

Cliccare qui per conoscere “la forma” dell’area dopo la sua riqualificazione e qui per visionare le immagini “prima e dopo” l’intervento.

No. 

L’area interessata dal progetto dista circa 600 metri dal perimetro più vicino del Parco. Per approfondimenti cliccare qui.

Gli studi compiuti da tecnici abilitati - che verranno sottoposti alla verifica delle autorità competenti - dimostrano che l’intervento non incide in alcun modo e sotto alcun profilo con gli ambienti tutelati dal Parco dell’Orba. 

18 automezzi al giorno, quindi circa 2 all’ora.

I materiali in ingresso saranno opportunamente selezionati per tipologie già stabilite a priori (solo 10) e provenienze, quindi i conferimenti non saranno liberi né tantomeno casuali, ma dovranno essere preventivamente autorizzati e quindi programmati. 

L’accesso all’impianto sarà solo diurno e in un solo turno giornaliero feriale (esclusi i sabati, le domeniche e i festivi).In qualunque momento anche retroattivamente (e giorno per giorno), sarà possibile conoscere il numero di mezzi in ingresso e la tipologia del carico trasportato.

No, nel caso di questo progetto non potrà accadere.

Visto che il rischio di trasporto eolico esiste in tutte le situazioni di movimentazione di frazioni leggere di qualunque materiale, anche per questo aspetto sono state adottate delle misure semplici ed efficaci, peraltro già collaudate con successo dai proponenti.

I materiali plastici soggetti a trasporto eolico (leggeri) non saranno accettati sfusi ma solo confezionati in balle reggettate (legate con appositi nastri). Inoltre:

  • i rifiuti conferiti saranno comunque velocemente ricoperti;
  • le operazioni di scarico non avverranno in caso di forte vento.

Le condizioni di ordine e pulizia delle aree interessate dal progetto sono essenziali per la riqualificazione del sito e del suo intorno e per introdurre nuovi elementi di attrattività.

Verranno conferiti solo rifiuti non putrescibili. 

Anche nei rifiuti NON putrescibili potrebbero essere accidentalmente presenti come impurità e, in quantità del tutto trascurabili (al limite della rilevabilità), frazioni di materiali con contenuto organico. Pertanto è corretto non escludere e prevenirela produzione di gas, seppur in quantità assai limitate. Le discariche, che invece ritirano rifiuti putrescibili, producono biogas e lo recuperano a fini energetici, generando un vantaggio economico importante. Ma non è questo il caso.

A fronte di tali considerazioni - a titolo cautelativo e preventivo - sono stati previsti adeguati presidi per l’annullamento della (eventuale) formazione anche di piccole e residuali quantità di gas. L’inserimento di aria pulita e la sua estrazione dal corpo del riempimento, garantirà la veloce eliminazione delle eventuali tracce di materiali organici e l’assenza della produzione di metano; i biofiltri garantiranno che l’aria sia restituita pulita come quella immessa.

Nonostante ciò, in una logica di totale sicurezza anche in situazioni del tutto remote e improbabili, è stata prevista l’installazione di una torcia di emergenza per l’eliminazione del biogas. È un presidio ausiliario, alla stregua del parafulmine montato sulle abitazioni, che teoricamente non è necessario, ma ha una funzione di sicurezza e si attiva solo in caso di (pur improbabile) necessità.  

Come tutte le scelte progettuali adottate, anche queste sono determinate dalla volontà di riqualificare il sito e renderlo disponibile nel più breve tempo possibile per il suo riutilizzo futuro in perfetta armonia con l’ambiente.

Vuoi fare la tua domanda? Scrivi a info@lafilippa2.it


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